Cari amici, stavolta vi proponiamo una puntata affascinante sui Peloritani. E’stata scritta sempre dal nostro Dott. Giuseppe Parasiliti con la solita maestria.

LA SCALATA DI MONTE SCUDERI, LA MONTAGNA AVVOLTA NELLA LEGGENDA

 L’avevamo osservato a distanza Monte Scuderi. Era lì, alto e possente mentre risalivamo la Fiumara della Santissima. Gigantesca piramide tronca stagliata nel cielo, turrito avamposto sul mare d’Itàla, quasi a difendere la fiancata sud-orientale del primo tratto di Appennino Siculo.

 Eravamo diretti alla “scoperta” della Sorgente Acqua Menta, fin sulla dorsale percorsa dall’Alta Via dei Peloritani. La sua sommità ci attirava. Risvegliava in noi il “desiderio di vetta”, la voglia di raggiungere sommità elevate alla ricerca di infinito e di nuove sensazioni che solo il contatto con la natura incontaminata può dare. Abbiamo quindi inserito, nei nostri programmi escursionistici, una puntata al Monte Scuderi.

Cenni storici

Monte Scuderi e i suoi contrafforti nei comuni di Itàla, Alì e specialmente Fiumedinisi furono oggetto di scavi minerari al tempo dei Greci e poi nel 1600 per l’estrazione di argento e ferro. Terre ricche di boschi di roverelle decimati per alimentare il fuoco delle fornaci. A Fiumedinisi, prima di allora era fiorente l’allevamento di maiali (grazie alle ghiande delle querce). Questo tipo di economia finì col taglio degli alberi e fu soppiantata da quella mineraria (miniere S.Carlo, in onore dell’imperatore austriaco Carlo VI; gli Austriaci occuparono la  Sicilia dal 1719 al 1734). Altra attività economica della zona, tra il Cinquecento e il Settecento, fu la sericoltura. Le miniere furono chiuse nel 1958. Nel 1988 è stata creata la Riserva Naturale Fiumedinisi e Monte Scuderi.

Partenza

  Si può accedere da Itàla su una carrareccia inizialmente asfaltata fin dopo la frazione Croce, procedendo poi per Portella Salice (percorso più facile) o da Alì (nella cui area comunale Monte Scuderi ricade) per Portella Spiria-Porta del Monte (percorso più difficoltoso). Ma noi avvezzi alle escursioni sull’Etna, sui Nebrodi, sulle Madonie… iniziamo il cammino da Fiumedinisi. Il percorso da noi scelto è il più difficile; richiede allenamento, è accidentato e più lungo.

Colchico – Foto di Tansy Ball

Fiumedinisi

Una breve sosta nel centro abitato per la colazione. Una rapida passeggiata sotto gli “uzzi” e “le finedde” (vani che collegano due isolati), tra le viuzze della cittadina della valle del Nisi, che presenta ancora integro il suo impianto medievale (compreso il soprastante castello Belvedere, di origine araba – X secolo – eretto dove già esisteva un tempio greco). Nel castello vi trovò la morte Enrico VI di Svevia, padre dell’imperatore Federico II e figlio di Federico Barbarossa). La visita alla Chiesa Matrice, XII secolo, consente di osservare il sincretismo di stili presenti (romanico e barocco).

  Poi uscendo in automobile dal paese si costeggia il torrente d’Armi. Giunti al ponte che lo attraversa si può posteggiare.

Inizia l’escursione

Monte Scuderi
Monte Scuderi – Foto di Tansy Ball

 Imboccato un sentiero sulla riva sinistra, inizia la salita. Per un tratto il sentiero si svolge su un pendio poco scosceso, si inerpica su larghi tornanti che si snodano tra robuste roverelle, calicotomi e cespugli di laurella. Superato il pendio alberato, il sentiero, un viottolo ben evidente, scorre tra vegetazione cespugliosa di ginestra ed erica arborea, dai piccoli fiori a campana ancora profumati. Sebbene secchi, al solo sfiorarli diffondono nembi di polline odoroso. Costeggiamo Pizzo Naghi Baghi e su un terreno sempre più vario e di diversa formazione geologica puntiamo allo spartiacque. A est l’orizzonte si allarga sempre più, fino alla remotissima foschia che copre la linea tra cielo e mare. A ovest e a nord valli e catene montuose mostrano torrenti stanchi e picchi sempre più alti. Svolgendosi il sentiero ormai quasi interamente sul crinale, ci dirigiamo su Monte Santo (932m) e poco oltre su Pizzo d’Armi (950m).

Prima sosta

Incontriamo qualche mandria di bovini (tutti col campanaccio di bronzo al collo o col “murigno”, una sorta di campanello dal suono dolce), il ronzio vibrante dei campani ci accompagna per un po’. Il sentiero costeggia il profondo costone alla nostra sinistra e poi con un’ampia curva, in una zona di recente rimboschimento, si porta a ridosso di Puntale Puzzu (1007 m.), dove un’area-rifugio della forestale ci consente di fermarci e rifocillarci all’ombra di due eucalipti, che a quell’altezza conducono una vita stentata.

bacche di agrifoglio

  Qui giunge il sentiero che sale da Alì, attraversa il torrente Corvo, lambisce le case e Monte Saucco portandosi a Puntale Puzzu: il ronzio dei campanacci si era allontanato.

  Il silenzio, quel silenzio che percepiamo noi quando siamo lontani dai centri abitati e non strombazzano le auto, fa sentire la sua presenza. E’ proporzionale all’aumentare dell’altezza…. Solo pochi corvi, con battiti lenti delle ali, gracchiano monotoni e ritmici… e un paio di gheppi volteggiano nell’aria emettendo ad intervalli fischi lancinanti.

Si riparte

Lasciamo il Rifugio con accanto un piccolo recinto per gli armenti eretto con pietre murate a secco e risaliamo ancora fino a portarci sulla vetta del Puntale. Da qui proseguiamo fino al monte Votasana, dove facciamo una sosta. Si allarga la visuale sui luoghi e sul mare. Su Alì, Itàla (Fiumedinisi è troppo in basso, nascosto dai rilievi già menzionati), su Pizzo Ariamoli, Pizzo Paparello, Monte Poverello (1279 m.), i Pizzi Prunara, Sorbia Cretarina… per noi era come pregustare tutto l’affascinante spettacolo che avremmo potuto vedere dalla sommità di Monte Scuderi. Ma già dall’altura dove eravamo noi, i rilievi, le “groppe”, le vallate fluviali incise dalle molte fiumare dei Peloritani erano abbastanza godibili.

salita a Monte Scuderi
salita a Monte Scuderi – Foto di Tansy Ball

  Lo sguardo tendeva a perdersi nell’immensità e nella profondità di crinali e convalli, in uno scenario mozzafiato e per noi molto gratificante.

Monte Scuderi

Lasciando alla nostra destra Monte Cappedano e Puntale Pitarra posto più in basso (abbordabili dal sentiero proveniente da Alì), su uno spartiacque che si fa sempre più stretto e che a volte presenta sia a destra che a sinistra gole e precipizi profondi, puntiamo dritti verso Monte Scuderi.

  Sulla sinistra una carrareccia senza sbocco conduce a mezza costa proprio sotto il Monte presso un capanno della Forestale. Noi seguiamo uno stretto sentiero a destra, ai bordi del quale crepacci e pareti a strapiombo e scoscendimenti delle rocce lato mare, sui brulli e assolati canaloni del Vallone Cufolia, danno la sensazione di librarci sempre più in aria. L’ultimo tratto in salita si snoda a zig- zag su un terreno ciottoloso, costellato da sterpaglie, “disi”(ampelodesmi), “rusedde”, e sul quale solo le capre, per la loro ben nota agilità, riescono ad avventurarsi.

veduta da monte Scuderi – Foto di Tansy Ball

  I 50 metri che ci separano dal raggiungimento della meta ci costringono ad un impegno e attenzioni maggiori in considerazione della ripidità del terreno e del sentiero poco battuto e non ben  riconoscibile. Porta del Monte (1204 m.), formata da ciclopici e frastagliati blocchi d’arenaria e conglomerati, segna il punto d’ingresso al tavolato di Monte Scuderi.

I minerali

 Ai micascisti della base, di età paleozoica, alle formazioni metamorfiche incontrate a varia altezza, sempre numerosissime e evidenziate dallo scintillio della luce riflessa sui vari piani di quelle rocce cristalline, segue la composizione di ammassi di gneiss e filladi frammisti a calcarei metamorfici (fra i minerali estraibili vi è il prezioso tungsteno o wolframio).

Micacisti di Monte Scuderi

  Nel 1727, secondo cronache del tempo, nella caverna del monte sarebbero scesi dei minatori tedeschi in cerca di minerali preziosi e al fondo avrebbero notato un lago. La denominazione antica del Monte era Saturno (dal nome di un mitico re ivi sepolto o per lo sfruttamento di piombo). Inoltre antichi manoscritti indicano il monte coi nomi di Scudiero e Sparviero.

Sulla cima del monte

  Siamo già sulla cima (di forma vagamente trapezoidale e che sembra piatta senza esserlo). A destra, dopo circa 30 metri, notiamo l’ingresso di una caverna, poi dei mucchi (“monzelli”) di pietre sparse qua e là (segni di scavi o sondaggi minerari). Nelle fosse adiacenti era d’uso raccogliere e compattare la neve, consumata dalle genti della costa ionica nella tarda primavera e in estate. Via via che esploriamo il monte, risalendo il pendio fin sul pianoro più alto, notiamo un branco di capre che brucano tra le rocce e una coppia di poiane che rotea calma nell’aria, osserviamo la presenza di vegetazione mista (asfodeli ecc.). Pervenendo sull’acrocoro (1253 m.) la sensazione è di poter guardare dall’alto il mondo pur restando sulla terra.

da monte Scuderi verso Messina – Foto di Tansy Ball

Panorama

 Il panorama e’ splendido. Da lì i Peloritani ci appaiono nella loro “unità”, quasi riuniti dalla nota “strada militare” (la carrareccia sul crinale dei Peloritani realizzata alla fine dell’Ottocento). Costoni brulli, separati da fiumare in secca, si susseguono a valli ricche di macchia mediterranea (essenze di lecci, calicotome, serracchio, felci ecc.). Zone verdi di rimboschimento risaltano nella sodaglia abbandonata o nelle distese azzannate dal fuoco. Alberi grigi e rinsecchiti dagli incendi sono spettri immobili d’antiche foreste decimate dalla stupidità degli uomini.

Rocca di Novara
Rocca di Novara – Il Cervino di Sicilia

Verso nord-ovest lo sguardo incontra la Piramide della Rocca di Novara (il Cervino della Sicilia), si stende sui Nebrodi che verdeggiano lontani, può soffermarsi estasiato e contento, sulla cima innevata dell’Etna. E poi sui contrafforti che degradano verso lo Ionio, fino alla Montagna Grande prospiciente la Valle dell’Alcantara, fino a Monte Venere che sovrasta Taormina, fino ai castelli di Forza d’Agrò e di Capo S. Alessio. Verso nord-est il panorama giunge a Dinnamare (1224 m. facilmente accessibile da Colle S. Rizzo, da dove inizia la Dorsale dei Peloritani), a Messina, la città che si estende fino a Capo Peloro (o Punta Faro), sullo Stretto e la parte meridionale della Calabria (sull’Aspromonte, dove è visibile l’estesa macchia verde e il rilievo di Montalto), sfuma nella bruma lontanissima sospesa sul mare.

la leggenda di Monte Scuderi

Seduti sull’erba o sulle rocce del pendio che abbiamo prima scalato, con la fronte verso il mare e la Calabria, osservando anche l’imbocco della grotta presso Porta del Monte, consumiamo un discreto pasto ristoratore. Qualcuno nel gruppo, memore di storie di “truvature”, racconta la leggenda di Monte Scuderi.

Mucche e Monte Scuderi
Mucche e Monte Scuderi – Foto di Tansy Ball

  La “truvatura” (il tesoro) nascosta nella grotta sarebbe costituita da tre enormi mucchi di monete di rame, argento e oro, lasciati in custodia con un incantesimo alla figlia da tale re Saturno.

  L’eventuale gruppo di cercatori (di cui devono far parte un prete e una vergine) dopo aver intessuto un telo in una notte di plenilunio e aver pescato dei pesci nel mare vicino, si muoverà, sempre di notte, per raggiungere la sommità del monte Scuderi e lì consumare sul telo il pescato cotto su brace di erica autoctona. In fondo alla grotta, un serpente cingerà il corpo dei cercatori, che non dovranno mostrare paura. Comparirà poi l’avvenente custode. A quel punto il prete, con formule magiche e liturgiche cercherà di sciogliere l’incantesimo e apparirà il tesoro. Superati i marosi di un lago sotterraneo ci si avvicinerà alla “truvatura” difesa ancora da un cavallo scalciante e rampante. Dopo aver contato “13 volte 13” si spezzerà definitivamente l’incantesimo e si potranno prelevare le monete!!

Sulla via del ritorno

   Per la discesa imbocchiamo il sentiero che scende lungo il costone di nord-est (quello che arriva da Itàla; a Itàla Superiore si trova la chiesa di San Pietro a Croce. Ha la struttura di basilica a tre navate con relative absidi; il monastero e la chiesa annessi risalgono al 1193, costruiti per volontà del conte Ruggero), dopo circa 400 metri ce ne distacchiamo svoltando a sinistra e aggirando il Monte di circa 120°. Superato uno scoscendimento roccioso, possiamo attingere acqua ad una fresca sorgiva.

ruscello della Santissima
ruscello della Santissima – Foto di Tansy Ball

  Da qui percorrendo in discesa e senza traccia tutto il lunghissimo lato ovest del Monte, dirimpetto alla Sorgente e al Santuario della Santissima, tra sparsi lecci ed estese fitte macchie di erica arborea (utilizzata in passato nella lavorazione delle pipe), ci dirigiamo verso il Vallone Soldato, affluente più a valle della fiumara della Santissima.

Ritrovamenti e incontri

 Mentre lo attraversiamo, saltellando sulle pietre emergenti dal letto del ruscello, il geologo che ci accompagna si ferma in mezzo al vallone e tra le acque superficiali prende un sasso di circa due chili e dalla forma discoidale. E’ un minerale di quarzo quasi puro. Lui il Tesoro di Monte Scuderi lo ha trovato.

Dopo circa mezz’ora e dopo un incontro occasionale con uno splendido esemplare di istrice malconcio siamo alle auto. La scalata al Monte Scuderi ci ha consentito di osservare il panorama più spettacolare sui Peloritani. Lo scrutiamo ancora dal fondovalle e ci appare ancora più alto di quanto fosse nella mattinata. Gli ultimi raggi di sole inondano le pareti del bastione sommitale a strapiombo sul lato ovest, scacciati in fretta dalle ombre della sera. Mentre nella vallata, tra ferule e finocchio selvatico, tra aranceti e mandorli, ciliegi e gelsi, il frinire delle cicale lascia il posto allo zirlio dei grilli e al bombio degli insetti serotini.

Escursionisti di Ambiente e Storia
Escursionisti di Ambiente e Storia

Dove non specificato le foto sono del dott. Giuseppe Parasiliti

UNA PUNTATA AFFASCINANTE SUI PELORITANI
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2 thoughts on “UNA PUNTATA AFFASCINANTE SUI PELORITANI

  • 23/04/2021 at 15:13
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    La maestria con cui descrivi luoghi e particolari mi fanno rivivere l’emozione e l’ebrezza che ho provato
    nel percorrere questi luoghi.
    Continua a scrivere e a deliziarci perché solo la tua conoscenza e sensibilità possano spronarci a programmare emozionanti escursioni sempre più emozionanti.
    Grazie dott. Pippo

  • 22/04/2021 at 17:37
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    Davvero interessante e coinvolgente!!! ci andrei molto volentieri ( se fossi soltanto più in forma ! )

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